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L'OZIORRINCO

Un altro parassita da combattere con i nematodi entomopatogeni

Tra i vari coleotteri che abbiamo trattato negli articoli precedenti, non poteva di certo mancare l’oziorrinco, un parassita non molto conosciuto, a causa del fatto che non è particolarmente visibile, ma la sua presenza lascia il segno su piante ornamentali, orticole e fruttifere. L’oziorrinco (nome scientifico Otiorhynchus) è il nome comune di un genere di coleottero curculionide che comprende oltre 1500 specie. È un insetto fitofago e notturno, che compare prevalentemente nei mesi più caldi, da maggio a ottobre.

Gli adulti escono dal terreno al crepuscolo e si arrampicano lungo il fusto della pianta raggiungendo i germogli e le foglie più giovani per cibarsene, per poi ritornare sottoterra all'alba. Le larve, invece, vivono il loro intero ciclo sottoterra nutrendosi delle radici di alberi e piante, principalmente orticole, che in questo modo si indeboliscono fino a morire.

 

 

L'adulto ha un capo allungato a forma di rostro, un torace e un addome divisi e di forma sferica o emisferica, di colore nero o bruno opaco, che può essere punteggiata o rugosa. La lunghezza varia dai 5 ai 18 mm, ma la maggior parte delle specie sono lunghe circa 1 cm. Le femmine si riproducono per partenogenesi, cioè senza bisogno di fecondazione, e sono prive di ali o le hanno ridotte e non funzionanti. Le larve, lunghe all'incirca come i rispettivi adulti, presentano una tipica forma a "C": sono bianche, carnose, prive di zampe e con un capo sclerificato di colore rosso pallido.

Tra le specie più diffuse l’otiorhynchus rugosostriatus, che attacca principalmente le coltivazioni erbacee, piante arbustive e gli alberi di boschi e pinete. I danni maggiori sono dovuti dall’attività trofica delle larve sulle radici, che vengono spezzate portando così ad un accrescimento rallentato della pianta, fino a farla appassire e morire. Il trofismo degli adulti, invece, è concentrato sui margini delle foglie e sui germogli, nei quali produce danni importanti, ma non seri come quelli causati dalle larve.

 

 

Per via di queste sue caratteristiche l’oziorrinco è un insetto difficile da combattere: si è visto che i rimedi biologici attuati verso altre specie d’insetti non sono efficaci e anche l’utilizzo di pesticidi non porta a risultati soddisfacenti. Inoltre, è un insetto che agisce principalmente di notte e il suo colore nero-brunastro lo rende difficilmente individuabile, invece le larve scavano del terreno fino ad arrivare ad una profondità di 30cm, diventando anch’esse molto difficili da identificare.

Il metodo più efficace è la lotta biologica integrata con l’impiego di Heterorhabditis bacteriophora, meglio noti come nematodi entomopatogeni: microscopici “vermi” che parassitizzano solo gli insetti dannosi, come l’oziorrinco. I nematodi attaccano le larve di oziorrinco e le penetrano rilasciando al loro interno dei batteri simbionti (dei generi Xenorhabdus e Photorhabdus) provocando la morte dell’insetto entro in pochi giorni. Successivamente i nematodi si riproducono sul corpo della larva, dalla quale ne traggono nutrimento, per poi spostarsi alla ricerca di nuove larve da attaccare.

 

 

L’oziorrinco a fine inverno depone le uova alla base delle piante e in primavera nascono le larve, le quali iniziano da subito a cibarsi di radici di vario tipo, pertanto il periodo più indicato per effettuare il trattamento è in primavera, in quanto i nematodi sono liberi di agire sulle larve, in quanto non sortiscono alcun effetto sulle uova e sugli adulti.

In conclusione, anche in questo caso la natura dimostra di possedere la soluzione ai problemi, potremmo dire che se da un lato li “crea”, dall’altro offre il modo più efficace di risolverli, senza che terze parti ne subiscano le conseguenze. Proprio per questo è sempre doveroso consultare specialisti del settore e soprattutto evitare l’impiego smisurato e incondizionato di pesticidi, che arrecherebbero danno ad altri insetti, come a quelli pronubi, senza danneggiare minimamente quelli bersaglio.

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